TRIESTE – La vulnerabilità dei porti italiani di fronte ai cambiamenti geopolitici, ambientali e industriali è stata al centro della relazione di Alessandro Panaro, Head of Maritime & Energy Department di SRM, intervenuto al panel dedicato agli scenari geopolitici dell’Adria Shipping Summit di Trieste, svolto il 1° e il 2 ottobre.
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Secondo Panaro, nella fase economica e geopolitica attuale sono tre gli elementi che stanno incidendo in modo particolare sulle dinamiche della portualità nazionale. Il primo riguarda l’impatto dei fattori geopolitici e regolatori, che rendono sempre più complesso per uno scalo concentrarsi esclusivamente sui traffici.
«In questo momento il sistema portuale nazionale a vario titolo subisce influssi di vari fattori. Possono essere il blocco dei choke point, Hormuz, Bab el-Mandeb o Suez, può essere l’ETS, il sistema europeo di scambio di quote di emissione, la digitalizzazione. Questi sono tutti elementi che indicano che un porto non può guardare solo ai traffici», ha sottolineato.
Il secondo elemento individuato è la trasformazione dei porti in chiave green. La sostenibilità, ha spiegato, non può essere considerata soltanto come un obiettivo ambientale, ma deve essere letta anche in termini di competitività. I porti italiani, infatti, si confrontano con altri scali del Mediterraneo che stanno investendo sulle stesse direttrici.
«Dobbiamo farlo perché se gli altri porti lo fanno, le navi vanno e si riforniscono in questi scali», ha osservato Panaro, riferendosi agli investimenti in carburanti alternativi e cold ironing. «Pertanto dobbiamo rimanere competitivi. Quindi è un elemento che in questo momento secondo me è diventato imprescindibile».
Il ruolo strategico dell’Alto Adriatico
Il terzo elemento riguarda invece il ruolo dei porti dell’Alto Adriatico, che secondo Panaro devono essere considerati una componente strategica del sistema nazionale per gli approvvigionamenti di materie prime.
«Dobbiamo convincerci che l’Alto Adriatico ha un valore strategico per i nostri approvvigionamenti di materie prime», ha affermato, sottolineando la rilevanza di questi scali per il sistema produttivo italiano. Un ruolo destinato ad assumere ulteriore importanza anche alla luce dell’evoluzione tecnologica, che porterà a una crescente domanda di nuovi materiali.
La funzione strategica dell’Alto Adriatico, secondo Panaro, riguarda anche gli approvvigionamenti energetici e la sicurezza energetica del Paese. I porti possono contribuire a garantire tali approvvigionamenti attraverso l’arrivo di greggio e la sua lavorazione.
«E quindi cercando di dare sicurezza al Paese, quindi l’Alto Adriatico, questo ruolo lo può e lo deve svolgere», ha evidenziato.
Porti e sistema manifatturiero, una strategia integrata
Alla dimensione geopolitica e dell’approvvigionamento si aggiunge, infine, quella industriale. Per Panaro, nella definizione delle strategie portuali occorre guardare con maggiore attenzione al sistema manifatturiero che si trova alle spalle degli scali e alle destinazioni verso cui le imprese intendono sviluppare i propri mercati. «Si deve più guardare nella definizione delle strategie portuali a quello che è il sistema manifatturiero che c’è alle spalle dei porti», ha spiegato.
La direzione delle strategie portuali, dunque, dovrebbe tenere conto delle esigenze dei diversi sistemi produttivi. Se un comparto è fortemente orientato verso gli Stati Uniti, ha osservato il relatore occorre sviluppare collegamenti e servizi capaci di sostenere questa proiezione internazionale.
In questo quadro, diventa centrale la conoscenza dei distretti industriali e delle loro esigenze. Panaro ha richiamato, in particolare, il peso dell’agroalimentare e del sistema casa in Friuli Venezia Giulia e la necessità di comprendere dove questi comparti intendano indirizzare la propria crescita.
L’obiettivo è evitare che le strategie portuali procedano separatamente dalle esigenze del sistema produttivo. «Senza fare progetti che magari sono ambiziosi, ti danno impulso, però poi le imprese ti chiedono altre cose», ha osservato.
Da qui la conclusione dell’intervento: «l’integrazione tra sistema portuale e sistema manifatturiero assume, nell’attuale fase economica e geopolitica, un peso strategico ancora maggiore».
















