Intervista/ Consalvo: «Trieste, entro il 2030 la nuova stazione ferroviaria di Servola e il Molo VIII»

Il porto di Trieste si espande verso Muggia per crescere in capacità e traffici: collegamenti retroportuali, reti ferroviarie e la riqualificazione delle aree industriali
Marco Consalvo
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Trieste guarda ai prossimi cinque anni con l’obiettivo di rafforzare capacità e traffici, consolidando il proprio ruolo nel mercato europeo. Per fare questo saranno centrali le due opere che a breve saranno messe a gara: la nuova stazione ferroviaria di Servola e il futuro Molo VIII.

A fare il punto sulla visione futura dello scalo è Marco Consalvo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, intervistato da Corriere marittimo a margine dell’Adria Shipping Summit, svoltosi a Trieste il 1° e 2 ottobre. Dal Molo VIII alla stazione ferroviaria di Servola, il recupero delle ex aree industriali, fino allo sviluppo del retroporto e dei binari ferroviari. Consalvo illustra le principali direttrici di sviluppo dello scalo e le opere destinate a sostenerne la capacità nei prossimi anni.

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Presidente Consalvo, il tema della ferrovia per Trieste è centrale, quali sono i progetti in corso?

«La ferrovia per Trieste è una caratterizzazione storica, oggi gestiamo 12.000 treni l’anno, circa 200 a settimana. Abbiamo già raggiunto i target della Commissione Europea che prevedono un utilizzo al 50% del trasferimento delle merci via treno. I container viaggiano da Trieste ai mercati di destinazione via treno per il 51%, il dato è molto alto per i semitrailer.
Lo scalo è molto forte nello Shorts Sea Shipping, quindi le Autostrade del mare, i ro-rò, verso la Turchia e l’Egitto, il 38% dei semitrailer vengono trasferiti via treno, non vuol dire che non dobbiamo ulteriormente sviluppare la parte ferroviaria.
Stiamo per assegnare una gara che prevede un investimento per l’ampliamento ferroviario di binari per un valore di 200 milioni, questa gara verrà assegnata nelle prossime settimane. Contiamo entro il 2030 di realizzare quest’opera che ci consentirà di fare un ulteriore sviluppo della capacità ferroviaria. La programmazione, che comprende anche gli investimenti e le relative coperture finanziarie, prevede che il porto di Trieste passi, entro cinque anni, dall’attuale stazione ferroviaria di Campo Marzio a tre stazioni ferroviarie. La capacità ferroviaria passerà da 12.000 treni l’anno a 25.000, questo mira ad incrementare ulteriormente il trasferimento terrestre via ferro».

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Quali sono i dati statistici dei primi 8 mesi del 2026 per Trieste?

«Il dato è positivo, questo la dice lunga nell’attuale scenario geopolitico, la proiezione per Trieste è positiva. Nei primi 8 mesi siamo al +3% come traffico complessivo.
Il settore dove Trieste sta crescendo molto è la parte ro-ro che ha registrato un +4%. Sui container lo scalo sta tenendo bene, nel comparto l’anno scorso abbiamo avuto una seria difficoltà dalla separazione di Maersk e MSC. Stiamo registrando negli ultimi mesi una significativa crescita anche se quest’anno rimarranno bene o male i dati dell’anno scorso.

Complessivamente il sistema sta crescendo quindi ha una tenuta in relazione alle crisi e alle difficoltà anche economiche: il costo dei trasporti, i noli che aumentano, però Trieste sta dimostrando una resilienza. E sono convinto che nei prossimi quattro anni continuerà questa crescita e ci sarà un salto ulteriore quando verranno realizzate le due opere principali» – la stazione ferroviaria di Servola e il Molo VIII – «che oggi stiamo per cantierizzare, il cui valore è tra i 600 e i 700 milioni.

Durante le conferenze è emersa l’importanza dei choke point per il porto di Trieste. Bab el-Mandeb, ad esempio, rappresenta una porta di accesso al Mediterraneo per le merci, e per Trieste assume particolare rilievo anche in rapporto ai mercati europei?

«Suez e tutto il Canale fino a Bab el-Mandeb  è essenziale per il Mediterraneo, sia per l’Adriatico che per il Tirreno. Diversamente perderebbe tantissimo traffico, l’intero Mediterraneo, quasi sicuramente, a vantaggio dei porti del Nord Europa. Questo stretto rimane la connessione principale al Mediterraneo, su cui noi possiamo fare una partita con i porti dell’Alto Adriatico, è importante per il trasferimento poi di queste merci che arrivano a Trieste attraverso il Canale di Suez, dirette al centro Europa, Europa orientale e Balcani, questi sono i nostri mercati e di tutti i porti dell’Alto Adriatico di riferimento e di destinazione”.

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Quali sono i progetti per lo sviluppo futuro del porto di Trieste?

«Il progetto del Comune per la riqualificazione del Porto Vecchio è un tema fondamentale per la città, non è ancora partito, però c’è stata la sdemanializzazione dei beni del porto, del demanio marittimo e quindi il porto comincia ad avere una geometria che si sposta dalla città verso Muggia.
L’area nel passato era caratterizzata da attività industriali: c’erano due raffinerie, c’è un’attività siderurgica che è stata in parte dismessa e che è stata riqualificata. Aree industriali che verranno riqualificate, bonificate e utilizzate per il porto, qui verranno sviluppate delle infrastrutture portuali. Questo è un dato estremamente importante per recuperare delle aree che ambientalmente sono aree contaminate perché ci sono serbatoi di benzina e ci sono state attività di raffinazione».

In che modo le nuove opere consentiranno al porto di sviluppare maggiore capacità e incrementare anche i volumi di traffico?

«Oltre a queste due opere sarà inoltre tutta la connessione con la parte retroportuale, non sono solo gli interporti, ma anche alcune aree a Muggia che abbiamo comprato. Quindi il sistema complessivo delle banchine e dei terminal e i collegamenti nel retro porto, con gli interporti, ci consentirà nell’arco di 5 anni di sviluppare maggiore capacità, quindi di incrementare anche i volumi di traffico.
Dico 5 anni, perché sono progetti integrati adesso sono in gara, gli assegneremo entro la fine dell’anno, quindi bisogna ancora fare la progettazione esecutiva e quindi poi i lavori, riusciremo a realizzarli entro il 2030».

«E’ fondamentale lo sviluppo delle aree, riqualificandole per riutilizzarle ai fini portuali. Questo è l’obiettivo». – conclude il presidente del porto – «Solo così si può aumentare la capacità degli attuali terminal».

 

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