ROMA – Nel corso dI un’Audizione presso la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame del Disegno di Legge per l’istituzione della società Porti d’Italia SpA, il direttore di Assiterminal Alessandro Ferrari ha presentato e illustrato un position paper articolato.
Il documento, oltre a proporre una lettura complessiva del mercato e delle sue principali caratteristiche, è entrato nel dettaglio dell’impianto normativo in discussione, formulando una serie di osservazioni e proposte che l’associazione dei terminalisti intende promuovere per contribuire a un percorso di riforma efficace dell’attuale assetto della portualità italiana.
“Siamo assolutamente in linea con l’obiettivo del Governo di delineare una governance più coordinata a livello nazionale, garantire procedure uniformi in tutto il Paese, spingendo per investimenti strategici, come più volte ribadito dal Vice Ministro Rixi” ha introdotto Ferrari “così come vogliamo cogliere positivamente alcune recenti conferme in merito al rafforzamento del coordinamento centrale, senza privare i singoli scali della loro autonomia territoriale, valorizzandone le singole vocazioni”.
Nel suo intervento, il Direttore ha evidenziato come il processo di armonizzazione dei servizi, delle procedure e dell’interpretazione normativa rappresenti un’esigenza sempre più evidente del settore, pur nel rispetto delle specificità locali. “Si percepisce l’esigenza di omologare i servizi, le procedure e l’interpretazione delle normative, lasciando la gestione di alcune funzioni in ambito locale” ha proseguito Ferrari “così come la volontà di puntare a creare un sistema portuale efficiente e competitivo a livello globale, nonché consentire all’Italia di investire e operare anche all’estero attraverso la creazione di una nuova società pubblica, la Porti d’Italia SpA”.
Ferrari ha quindi sottolineato come l’attuale impianto normativo, pur oggetto di evoluzioni nel corso degli ultimi trent’anni, presenti ancora elementi di incompiuta applicazione in alcune sue parti fondamentali. “L’impianto normativo attuale non è rimasto statico negli ultimi 30 anni, nonostante che in diverse parti non abbia di fatto mai visto una compiuta applicazione” ha sottolineato Ferrari “a partire dal non efficace funzionamento della Conferenza di Coordinamento e dal carente coinvolgimento delle associazioni, comparativamente più rappresentative del settore, nel costruire una visione, una programmazione e una pianificazione degli investimenti cosiddetti strategici. L’impianto proposto non entra nel merito della semplificazione e dell’uniformità del funzionamento del Sistema, concentrandosi sul tema degli investimenti e qui sorgono alcune domande” ha proseguito Ferrari.
Tra i principali interrogativi sollevati, il direttore di Assiterminal ha posto l’attenzione sulla struttura operativa della nuova società e sulla compatibilità del modello proposto con il quadro normativo europeo. “La Porti d’Italia può pianificare, progettare, eseguire lavori e dare concessioni sotto un’unica veste giuridica? Il meccanismo della concessione duale che viene proposto, non rende troppo complesse le procedure, e comunque siamo certi che questo modello sia compatibile con le norme europee? Laddove anche lo fosse, di quali risorse economiche necessiterebbe senza andare sul mercato, con conseguenti profili di concorrenzialità non semplici da gestire?” ha osservato Ferrari.
A partire da tali considerazioni, Assiterminal ha avanzato ulteriori spunti di riflessione, estendendo il ragionamento oltre il perimetro del disegno di legge e affrontando questioni di più ampio respiro per il settore.
Nel corso dell’audizione è stato richiamato anche il tema dei canoni concessori, con riferimento alla recente sentenza del TAR Lazio, in una vicenda già oggetto di precedente pronuncia favorevole al Consiglio di Stato nel 2024 e ora nuovamente al vaglio della giustizia amministrativa. È stata inoltre evidenziata la necessità di una maggiore uniformità nella disciplina delle operazioni e dei servizi portuali, al fine di rafforzare la solidità dei piani industriali delle imprese del settore.
Ferrari ha inoltre ribadito l’importanza di affrontare con urgenza il tema del ricambio generazionale nei porti: “abbiamo un’ultima chance per realizzare il fondo per il prepensionamento dei lavoratori portuali, anche per dare dignità al CCNL dei Porti che sarà rinnovato nei prossimi mesi”.
La discussione ha quindi aperto la strada a ulteriori approfondimenti che Assiterminal presenterà nelle prossime settimane, anche attraverso la piattaforma online predisposta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
In relazione al disegno di legge, il direttore ha infine delineato alcune possibili direttrici di intervento emendativo, volte a rendere più funzionale lo strumento della Porti d’Italia rispetto agli obiettivi governativi. Tra queste, l’ipotesi di limitare l’operatività della società alle manutenzioni straordinarie, ai dragaggi e alla realizzazione delle opere, con successiva retrocessione alle Autorità di Sistema Portuale.
“Si potrebbe ipotizzare intanto che per manutenzioni straordinarie l’SpA si dedichi ai dragaggi e alla manutenzione delle opere che andrà a realizzare, tenuto conto che il regolamento sulle Concessioni del 2022 prevede già che la manutenzione straordinaria sia a carico del concessionario; è necessario che siano infatti garantite tutele per quei terminal che hanno già concessioni in essere o assunto impegni di investimento anche sulla base di iter amministrativi preesistenti. La Porti d’Italia, una volta realizzata l’opera dovrebbe retrocederla alle Autorità di Sistema Portuale” concetto peraltro ribadito dall’ufficio legislativo nel corso della riunione con gli stakeholder di qualche settimana fa al MIT, “meglio ancora se realizzasse solo opere fredde o, al più, integrasse, interagendo con il MEF, risorse aggiuntive nelle fattispecie di partnership pubblico private per quelle opere inserite nel Piano strategico che le AdSP e l’operatore interessato non riescano a finanziare interamente. Con questa modalità” ha sottolineato Ferrari “si terrebbero separate le funzioni di concedente – concessionario ovvero tra esercizio di attività amministrative e svolgimento di attività economiche”.














