Genova, Piano Regolatore Porto: L’AdSP incontra Confindustria su opere sostenibili e investimenti privati

Nuovo PRP Genova
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Genova – Come finanziare lo sviluppo infrastrutturale dei porti, quali opere inserire nel nuovo Piano Regolatore Portuale e quale equilibrio trovare tra risorse pubbliche e capitali privati. Sono stati questi i principali argomenti affrontati nel corso dell’incontro tra l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e Confindustria Genova, presente con Beppe Costa, Marco Ghiglione e Vincenzo Cellario.

Al centro del confronto c’è stata soprattutto la necessità di costruire un quadro di sviluppo realistico, capace di coniugare le esigenze di crescita del sistema portuale con la concreta disponibilità delle risorse necessarie a trasformare i progetti in infrastrutture.

La linea adottata dall’Autorità punta quindi a una programmazione selettiva delle opere. Gli scenari elaborati per i nuovi PRP privilegiano gli interventi ritenuti strategici e realmente funzionali allo sviluppo dei porti, evitando di prevedere infrastrutture sovradimensionate o nuove occupazioni di territorio non strettamente necessarie. Parallelamente, l’obiettivo è superare una logica basata esclusivamente sul finanziamento pubblico, favorendo l’ingresso di capitali privati laddove le condizioni lo consentano.

L’impostazione non comporta, dunque, un ridimensionamento degli obiettivi di crescita. Al contrario, mira a rendere più credibili e attuabili le previsioni del Piano, concentrando le risorse sulle opere che possono produrre un effettivo beneficio per la competitività portuale.

La sostenibilità finanziaria delle previsioni avrà peraltro un peso anche nella successiva fase di valutazione da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. L’organismo è infatti chiamato a verificare non soltanto gli aspetti tecnici dei progetti, ma anche la loro sostenibilità economica. Da qui la scelta dell’Autorità di costruire scenari aderenti alle effettive prospettive di sviluppo, evitando una semplice sommatoria di grandi opere non accompagnate da una chiara individuazione delle relative fonti di finanziamento.

In questo quadro, potrebbe assumere un’importanza crescente il contributo degli operatori privati. L’Autorità intende infatti rafforzare il ricorso a concessioni e partenariati pubblico-privati, esercitando in maniera più dinamica il proprio ruolo di soggetto concedente. L’obiettivo è favorire modelli di realizzazione nei quali l’investimento pubblico possa essere affiancato, quando possibile, dalla capacità finanziaria e gestionale degli operatori.

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Una maggiore partecipazione privata richiede però anche un contesto regolatorio capace di offrire certezze adeguate a investimenti che, per loro natura, presentano tempi di ritorno particolarmente lunghi.

Sul tavolo del confronto con Confindustria sono finiti anche i temi ambientali. Il nuovo quadro di pianificazione punta infatti a integrare lo sviluppo delle attività portuali con una progressiva riduzione degli impatti sul territorio.

Tra le direttrici individuate figurano il contenimento delle emissioni generate dalle navi e dal traffico terrestre, il miglioramento dell’efficienza dei collegamenti logistici, il potenziamento del trasporto ferroviario, una maggiore efficienza nell’uso dell’energia e una crescita delle fonti rinnovabili. Il Piano prende inoltre in considerazione la salvaguardia delle acque e del suolo e la riduzione dell’impatto acustico.

Un capitolo specifico riguarda infine il rapporto con le città. La pianificazione dovrà infatti tenere conto della presenza delle infrastrutture portuali all’interno di un territorio fortemente urbanizzato, puntando a ridurre le interferenze con le aree urbane e a individuare, dove possibile, nuove forme di integrazione e collaborazione.

L’incontro con Confindustria Genova si inserisce nel percorso di consultazione avviato dall’Autorità per confrontare le ipotesi contenute nei nuovi PRP con le esigenze espresse dai diversi soggetti del territorio. Il confronto, secondo quanto riferito, ha evidenziato un giudizio positivo sull’impostazione proposta e sul lavoro fin qui sviluppato.

«La sostenibilità economica è una condizione essenziale per rendere concreta qualsiasi previsione di sviluppo – dichiara il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Matteo Paroli –. Oggi non possiamo pensare a un Piano Regolatore fatto di interventi infrastrutturali imponenti senza chiederci, fin dall’inizio, se quelle opere potranno essere effettivamente realizzate e con quali risorse. Per questo abbiamo scelto un’impostazione funzionale e razionale, che delimita le nuove opere a quelle realmente necessarie e considera anche la possibilità di coinvolgere maggiormente gli investimenti privati e il partenariato pubblico-privato. Questo non significa avere meno ambizioni, ma avere una maggiore capacità di trasformare le previsioni in opere reali. Una parte degli interventi dovrà necessariamente essere sostenuta dallo Stato, ma siamo convinti che una quota importante potrà essere realizzata attraverso investimenti privati, creando condizioni che consentano agli operatori di assumere un ruolo più significativo nella realizzazione delle infrastrutture necessarie al futuro dei porti. È un cambio di mentalità che richiede un’evoluzione del modo in cui tutti i soggetti che hanno responsabilità di regolazione e controllo intervengono sui processi che riguardano la portualità. Se chiediamo al privato di investire su infrastrutture che hanno tempi di ritorno necessariamente lunghi, dobbiamo essere in grado di costruire un quadro regolatorio coerente con questa prospettiva. Autorità concedenti, soggetti regolatori e organismi di controllo devono poter lavorare, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, con una visione comune delle esigenze e delle dinamiche dei porti. Solo così possiamo evitare che tempi, regole o criteri di valutazione non coordinati finiscano per ostacolare investimenti che invece sono necessari alla competitività del sistema.

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Dopo i primi incontri con il cluster portuale, anche il confronto con il mondo industriale ci conferma che la direzione intrapresa è quella giusta. Continueremo questo percorso con lo stesso metodo: presentare un lavoro già elaborato sulla base di studi e approfondimenti, ascoltare osservazioni e contributi e verificare, sul piano tecnico e normativo, gli elementi che potranno contribuire a migliorarlo. L’obiettivo è arrivare a un Piano che non sia soltanto una previsione urbanistica, ma uno strumento concreto, sostenibile e capace di accompagnare la competitività dei nostri porti nei prossimi decenni».

Il confronto con il mondo industriale rappresenta quindi una nuova tappa del percorso di elaborazione dei Piani. Nelle prossime settimane l’Autorità proseguirà gli incontri con gli altri rappresentanti del cluster portuale, con gli stakeholder interessati e con le realtà civiche del territorio.

Le osservazioni che emergeranno da questa fase saranno quindi sottoposte alle valutazioni tecniche e normative necessarie, prima della definizione della proposta definitiva di Piano e dell’avvio dei successivi iter istituzionali.

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