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Marittimi italiani, Onorato: Lo stato vigili sull'applicazione della legge Cociancich

MILANO -La Legge Cociancich è vigente dall’11 giugno scorso, ma per alcuni armatori la violazione di legge sembra essere la norma, considerato che su numerose navi battenti bandiera italiana, e beneficiarie dei vantaggi del Registro internazionale marittimo, continuano a essere imbarcati e a lavorare marittimi extra-comunitari”. A denunciarlo è Vincenzo Onorato, che chiede con urgenza un intervento del ministero competente e delle Capitanerie di porto, che dovrebbero vigilare sull’applicazione della legge, sulle garanzie che questa fornisce ai marittimi italiani e comunitari e specialmente sui vantaggi di cui usufruiscono gli armatori italiani.

Il Gruppo Onorato in una nota scrive: Come noto, il decreto legislativo 221/2016, Cociancich, non impedisce l’imbarco di lavoratori extracomunitari, ma la fruizione dei benefici da parte dell’armatore che li imbarca anche sulle rotte in continuità da porti italiani, e che in questo caso perde il diritto di accedere alla tonnage tax, come illustrato in modo trasparente e chiaro nel parere favorevole espresso della Commissione europea.

“Purtroppo – sottolinea Onorato – anche quello che avevamo definito un piccolo, ma significativo passo in avanti sulla strada di un ripristino della legalità nel settore marittimo italiano e della tutela dei diritti dei marittimi italiani, rischia di essere vanificato nei fatti: se è vero che un numero consistente di marittimi extra-comunitari è stato sbarcato, è altrettanto vero che la presenza di extracomunitari su navi battenti bandiera italiana (e rientranti nelle more ostative al riconoscimento di un trattamento fiscale e contributivo del tutto privilegiato agli armatori) continua a essere la regola”.
L’imbarco di extra comunitari dev’essere interpretato come una scelta di rinuncia ai benefici fiscali previsti nella tonnage tax. “Ci aspettiamo quindi dagli organismi competenti un alto livello di responsabilità e di vigilanza. In caso contrario, rendere normale l’illegalità fornirebbe un segnale allarmante a un Paese che vuole costruire la ripresa su basi solide di legalità”.
“In quest’ottica – conclude Vincenzo Onoratonon possiamo neppure ipotizzare che lo Stato non sia in grado, anche attraverso i suoi organi periferici, e di questo non vorrei che alcuni armatori se ne approfittassero ancora, di effettuare un’attività puntuale di vigilanza e controllo”. Controllo che presto riguarderà anche gli altri privilegi riconosciuti agli armatori italiani sui quali la Commissione dovrebbe esprimersi a breve.

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