Uniport: La portualità oltre la riforma: quale modello per i porti italiani del futuro?

Dall'Assemblea Pubblica di Uniport: Deidda: «L'iter alla Camera verso la conclusione entro i primi di novembre» - Petri (Assoporti): «Tre anni di moratoria per le risorse da trasferire» - Delrio: «In Italia le cose funzionano perché ci si attiva dal basso».
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ROMA – Quale modello di portualità per il futuro? E’ la domanda lanciata dall’Assemblea Pubblica di Uniport, tema discusso nel panel: «La portualità: non solo riforma» nel quale si sono confrontati i rappresentanti della politica, delle amministrazioni e del cluster: Sono intervenuti al tavolo di confronto: Salvatore Deidda, presidente della IX Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, Roberto Petri, presidente di Assoporti, Donato Liguori, direttore generale del MIT, Graziano Delrio, senatore partito Democratico, Simona Petrucci, presidente Intergruppo Parlamentare per l’Economia del Mare.

Ogni anno i porti italiani movimentano 500 milioni di tonnellate di merci, oltre 80 milioni di passeggeri e più 15 milioni di crocieristi. Numeri che definiscono perché il settore portuale sia così strategico per l’economia del Paese: circa il 60% del commercio internazionale italiano passa dal mare. Da qui la rilevanza strategica delle scelte che riguardano oggi la governance e il futuro della portualità.

Riforma portuale

Deidda: «Iter alla Camera verso la conclusione entro i primi di novembre»

Il disegno di legge della riforma portuale, approdato in Parlamento ad aprile, dopo le audizioni e la presentazione di oltre 600 emendamenti, è entrato nel vivo in questi giorni, all’esame della Camera.
«Il processo di riforma portuale in corso è e rimane aperto» – ha precisato Salvatore Deidda presidente della IX Commissione Trasporti alla Camera – «abbiamo voluto sentire gli operatori per recepire cosa è necessario migliorare e correggere. Un’apertura testimoniata dai tanti emendamenti presentati anche da parlamentari della maggioranza»
Sulle tempistiche il presidente della Commissione Trasporti ha specificato: «l’iter alla Camera dovrebbe concludersi con la discussione in aula i primi di novembre. Quindi tutto il mese di ottobre lo utilizzeremo per gli emendamenti. Daremo mandato i primi di novembre, prima della Finanziaria».

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Il nodo centrale del confronto sulla riforma rimane il rapporto tra una maggiore regia nazionale e l’autonomia dei territori, quindi delle Autorità di Sistema Portuale. Sul tema è intervenuto Graziano Delrio, l’ex ministro delle Infrastrutture e Trasporti fautore della riforma della governance portuale del 2016 (d.lgs. 169/2016) meglio conosciuta come «riforma Delrio».

Delrio: «In Italia le cose funzionano perché ci si attiva dal basso»

Delrio in un passaggio sul «che cosa ha funzionato e che cosa, invece, non ha funzionato della «sua» riforma a dieci anni di distanza, in una sorta di bilancio tra elementi «promossi» e «bocciati»- ha detto: «La scala di Sistema dei porti questo ha funzionato»- così come -«il Comitato di gestione che può avere tanti problemi, però ha aiutato rispetto ai Comitati portuali storici che erano comitati pletorici: impossibile avere nello stesso sistema chi decide e chi rappresenta gli interessi».
Tra le valutazioni positive sicuramente la questione del «metodo, si sapeva dove si voleva andare» – ha sottolinea il senatore: «perché prima è stato fatto un piano strategico: quindi la cura del ferro, l’integrazione logistica ecc»
Il punto su cui la visione di Delrio finisce per entrare in rotta di collisione con l’attuale idea di governance portuale è «La questione dell’intesa con i territori» – su cui l’ex ministro delle infrastrutture e Trasporti è chiaro non le manda a dire: «sono un fortissimo autonomista, ed è una delle critiche che faccio a questa riforma» – «In Italia le cose funzionano perché dal basso ci si attiva».

Tra gli elementi di debolezza invece Delrio allinea: «l’Organismo di coordinamento che è rimasto sulla carta» ovvero il coordinamento dei presidenti di AdSP. Inoltre «la pianificazione lenta, gli strumenti che abbiamo previsto nella riforma sono lenti» e ancora- «gli Sportelli unici parzialmente incompiuti» – «il tema delle performance nella realizzazione delle opere».

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Assoporti, Petri: «Per le AdSP tre anni di moratoria per le risorse da trasferire»

Il presidente di Assoporti, Roberto Petri, guardando ad una governance centralizzata, Porti d’Italia S.p.A., ha auspicato «che questa possa agire da collegamento con gli altri grandi player della logistica italiana» – ANAS, Ferrovie dello Stato, per definire un piano quinquennale o decennale per le grandi opere infrastrutturali della portualità.
Sottolineando, inoltre, l’esigenza di «un fondo di dotazione portuale dedicato alle grandi opere e ai principali investimenti infrastrutturali»- strumento che potrebbe essere affidato alla gestione di Porti d’Italia S.p.A. e stanziato attraverso la Finanziaria.

Petri ha quindi lanciato un appello: prevedere nel disegno di legge «un triennio di moratoria per le AdSP per le risorse da trasferire» in tema di equilibri economici finanziari tra le Autorità di Sistema Portuale e la Porti d’Italia S.p.A. «Ancora prima di parlare di percentuali di risorse che le Autorità portuali dovrebbero girare alla Porti d’Italia S.p.A» – ha spiegato – «inserire una moratoria che possa dare tranquillità alle Autorità di Sistema» – «perché nella difficile fase geopolitica in cui ci troviamo, le Autorità di Sistema Portuale devono continuare a operare in autonomia e in tranquillità, non ci possono essere momenti di interruzione in investimenti e in attività».
Concludendo: «Avverto da parte dei presidenti delle Autorità di Sistema Portuale la preoccupazione che le risorse a disposizione non siano sufficienti».

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