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Livorno, Bacino galleggiante in attesa dell'accertamento del tribunale

LIVORNO - Tra non molto, il 25 agosto prossimo, saranno due anni che il bacino galleggiante “Mediterraneo” del porto di Livorno è inagibile a causa dell’incidente occorso alla nave oceanografica Urania, costato anche la vita a un elettricista. Al tempo dell’incidente mancavano pochi mesi all’apertura ufficiale delle buste con le manifestazioni di interesse per la gara di gestione del comparto bacini. Buste tuttora chiuse nella cassaforte dell’Autorità portuale di Livorno, trasformatasi ormai in Autorità di Sistema Portuale del Mare Tirreno Settentrionale.

Il quadro complessivo, da quel 25 agosto non è sostanzialmente cambiato. La nave Urania è ancora inclinata sulla platea del bacino mentre sono terminati i vari accertamenti dell’Usl e quelli giudiziari. La situazione, sul piano della giustizia civile, vede la società armatrice in contenzioso con l’assicurazione e vi sarebbe stata anche da parte della prima una richiesta di “abbandono nave” poi contestata dall’assicurazione stessa. Gli aspetti controversi riguardano molti aspetti, tra cui le responsabilità e, secondo alcuni, anche alcune autorizzazioni.

La nave è stata dissequestrata dal tribunale nel marzo scorso, ma nessuno si è ancora preso la responsabilità di rimuoverla, dal momento che i soggetti in campo sono almeno quattro: Azimut Benetti in qualità di concessionaria delle aree in attesa della gara, la società armatrice Sopromar, l’Autorità di Sistema e l’Autorità Marittima che fa capo alla locale Direzione della Toscana. Ci sarebbe anche un quinto soggetto, La Jobson, società partecipante alla gara bacini ed esterna alla vicenda dell’incidente, che pur di far che riprendere la gara, è disposta a farsi carico della rimessa in funzione del bacino mettendoci autonomamente 2 milioni di euro per una riparazione della durata complessiva di 60 giorni solari.

Di fronte a tutti questi soggetti e possibili rivalse, l’Autorità di Sistema non si è espressa pubblicamente anche se, secondo voci ben informate, il presidente Stefano Corsini avrebbe fatto degli incontri esplorativi con le varie parti. La “pratica bacini” non può essere infatti archiviata nel cassetto delle cose da fare in futuro perché è diventata un caso politico. Una consistente parte di disoccupati, molti dei quali over 45, attende la riattivazione dei bacini, che potrebbe portare un indotto di alcune decine di milioni di euro. Le loro necessità urgenti – ricordiamo che a fine anno scadranno 8000 sostegni al reddito straordinari e non rinnovabili – non è sfuggita alla politica ed è già tra le priorità di Cinque Stelle e Lega, con il PD ancora un po’ defilato sulla questione.

Come uscirne? Uno spiraglio è emerso dall’ultimo Comitato Portuale, convocato dal presidente Corsini per formalizzare la proroga al segretario Massimo Provinciali, in attesa che si costituisca il Comitato di gestione. Fonti interne dell’Autorità e membri del Comitato hanno parlato di un accertamento tecnico preventivo, richiesto dal giudice, eseguito ma non ancora depositato dal perito del tribunale. Tutto sembra girare intorno a quel documento. L’accertamento, eseguito ai sensi dell’articolo 696 del Codice di Procedura Civile, in contraddittorio con gli altri consulenti di parte, definisce lo stato dei luoghi e le condizioni delle cose come elementi di prova nel futuro giudizio di merito. Se il quadro tecnico è definito giudizialmente, nessuno potrà rivalersi all’Autorità per aver alterato il luogo dell’incidente e leso eventuali diritti. Non appena il perito del Tribunale depositerà l’Accertamento tecnico, gli enti pubblici potrebbero non ritardare la rimozione della nave e la riattivazione della procedura di gara.

G.F.

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