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Genova, fusione Psa-Sech - L'Usb denuncia: "un vero e proprio mercato privato"

Genova. "Quello che sta avvenendo negli scali genovesi" "é un vero e proprio mercato privato in barba alle concessioni e alle norme di legge, come se non ci fossero regole a tutela del bene pubblico". Questa é la denuncia lanciata  a Genova dal sindacato Usb che chiede chiarezza sulla questione della fusione Psa - Sech e solleva la necessitá di aprire  di un dibattito tra gli operatori: "i lavoratori coinvolti, dai portuali, agli autotrasportatori e ferrotrasportatori, agli agenti e agli spedizionieri, compresi i reparti amministrativi e impiegatizi, perché un monopolio è un danno per tutti” -essendo il porto di Genova  - “un bene pubblico perché di interesse collettivo"  oltre ad essere uno dei principali scali del Mediterraneo.

"Basti pensare al voltafaccia di SECH " - continua Usb- "che dall’alleanza con MSC già benedetta ufficialmente da tutte le istituzioni e dopo l’investimento di 250 milioni pubblici su Calata Bettolo, è passato con PSA senza che l’Autorità di sistema e il suo presidente Signorini abbiano avuto la dignità di opporsi, lavandosene le mani come Pilato come ogni volta che c’è da contraddire la volontà del potente PSA”.
 "Una evidente concentrazione monopolistica”- continua la sigla sindacale -  “PSA, dopo l’acquisizione di SECH, controlla oggi oltre il 70% dei container in transito a Genova” da cui “dipendono le ore di lavoro e i salari di oltre la metà dei lavoratori portuali”.

Per questo Usb dichiara di rivendicare  “informazioni e chiarezza per i lavoratori e la città da parte di Palazzo San Giorgio e del concessionario PSA” . Ponendo pertanto delle domande in merito alla futura gestione societaria delle due banchine da parte di PSA: “Parti di azienda verranno terziarizzate, come ad esempio reparti di manutenzione, gestione informatica e reparti di amministrazione? O verrà creata una terza azienda gestita simultaneamente dalle prime due? Che ne sarà dei rispettivi lavoratori? E dei turni della Culmv? Perché si permette che un patrimonio come il Porto di Genova, d’interesse nazionale, subisca un’azione monopolistica di società con capitali esteri e in maggioranza non comunitari?”.

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