Concessioni portuali, Rossi (Assoporti): “Meno norme, più chiare e meno regolatori”

Porto Genova

(Foto di Michela Canalis)

Genova – Un’occasione di riflessione stamani sul tema delle concessioni in ambito portuale e di infrastrutture nel settore dei trasporti, durante l’incontro realizzato e promosso da S.I. PO.TRA (Società italiana di Politica dei Trasporti) con la collaborazione di AdSP del Mar Ligure Occidentale, svolto in forma digitale e in presenza presso Palazzo San Giorgio, a Genova. Quali gli elementi più importanti in un disegno di riforma della legislazione amministrativa italiana? Di questo e di altro si sono interrogati i rappresentatnti del cluster marittimo e portuale insieme agli esperti  del mondo giuridico.

Il tema viene introdotto dall’ analisi giuridico normativa di Francesco Munari, professore di diritto dell’Unione Europea: “Perchè il demanio sia gestito in modo più proficuo” –  ha detto – “come recita l’art. 37 del codice della navigazione,  non si può pensare di avere un unico standard per ogni situazione, ci sono traffici diversi (..) quindi richiedono un’attenzione in merito a quello che è necessario fare ai fini di una più corretta allocazione e gestione delle rispettive obbligazioni e dei poteri che l’Amministrazione può esercitare, secondo il professor Munari, pertanto è necessario che l’amministrazione si faccia carico di una logica di cooperazione con le imprese, oltre a capire la diversità che caratterizza ogni concessionario.
In questa prospettiva emerge un altro aspetto,  ovvero la necessità di un continuo aggiustamento dei rapporti tra il concessionario e l’Autorità, in quanto la dimensione dei traffici, che è dinamica per sua natura, può subire drastiche riduzioni come è successo durante la fase di lockdown.

 “Non è che ogni porto decide in maniera indipendente e autonoma e si fa la sua politica industriale e commerciale”- “Questo è l’aspetto più importante da affrontare anche per cambiare le cose”- ribatte il presidente di Assoporti, Daniele Rossi – “C’è la legge 84/94 e la Riforma Delrio che in maniera, chiara o non chiara, però dice (..) non è necessario, ma è dovuto un coordinamento nazionale del sistema portuale italiano, c’è un luogo per fare questo coordinamento, che è la Conferenza dei presidenti, sotto le indicazioni del ministro”.
Secondo Rossi fino a che la legge sarà questa, quello che si potrebbe fare è una implementazione completa della legge di Riforma anche su questi aspetti. Sicuramente ci sono delle modalità e procedure che devono essere rispettate per il rilascio delle concessioni. Ma ci vuole un piano strategico della portualità italiana che dica cosa fa ogni porto. “I porti devono trovare una loro qualificazione e caratterizzazione in armonia complessiva con il sistema portuale italiano coordinata dal Mit”.

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Per quello che riguarda gli aspetti giuridico e amministrativi, l’unica perplessità è che (…) mi pare ci sia troppo affolamento normativo, regolatorio, giurisdizionale. Troppi regolatori e giudici che possono intervenire.
“Questo potrebbe essere un passaggio importante in un disegno di riforma compiuto della legislazione amministrativa italiana, per andare verso soluzioni di maggiore chiarezza, porterebbe vantaggi a chi firma la concessione e al sistema economico complessivo perchè ” -spiega- “quando c’è chiarezza di tipo giuridico e amministrativo, un interesse a investire in Italia c’è, abbiamo bisogno che questo interesse sia tutelato sotto l’aspetto giuridico amministrativo. Il processo riformatorio in Itali, è appena cominciato”.

Lucia Nappi

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