Infrastrutture: «157 ponti da rifare, ma solo 50 cantieri aperti» Giachino al premier Conte

Ponte Genova

«Sono ben 157 i ponti da rifare e ristrutturare senza parlare delle gallerie. Ma i cantieri aperti sono solo 50». La denuncia di Mino Giachino, già sottosegretario di Stato ai Trasporti,  che scrive al premier Giuseppe Conte.

TORINO – Mentre mezza Italia é chiusa per “virus”: scuole, università, fiere, chiese, musei, aziende, per oltre 26 milioni di italiani sono giorni di coprifuoco, l’esplosione dei casi di Covid-19 in Italia in questi giorni, comprensibilmente, distrae dalle questioni che fino ad un mese fa occupavano l’attenzione mediatica. 

A riportare l’interesse su Infrastrutture e Logistica é intervienuto Mino Giachino, giá  sottosegretario di Stato ai Trasporti con una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte: «Il mondo dei trasporti e della logistica deve fare squadra e deve porre fine al frazionismo perché la situazione delle infrastrutture non è mai stata così pesante e perché il Paese deve uscire dal lungo periodo di stagnazione» – scrive Giachino a Conte –  «La tragica caduta del Ponte Morandi ha fatto emergere, anche se molti non ne hanno ancora piena coscienza, che le Infrastrutture di trasporto italiane costruite in grande maggioranza negli anni 50-70 sono molto usurate in particolare al Nord dove vi è la maggiore quota di trasporto e logistica, in particolare dei trasporti eccezionali che, voglio ricordarlo, trasportano dalle fabbriche verso i porti le grandi costruzioni impiantistiche del nostro Paese, una eccellenza mondiale, verso i Paesi in via di sviluppo.
La incompetenza nei mesi scorsi l’ha fatta da padrona al MIT e anche da altre parti se non si è saputo scindere il tema delle gravi responsabilità per la caduta del Ponte dalla urgenza dei controlli sulla rete stradale e autostradale e dalla urgenza dei lavori di manutenzione.
Sabato, dopo 18 mesi dalla caduta del Morandi, è emerso che sono ben 157 i ponti da rifare e ristrutturare senza parlare delle gallerie. Ma i cantieri aperti sono solo 50.
Cosa avrebbe potuto succedere in questo periodo. Quanto tempo ci vorrà per mettere in sicurezza la rete delle infrastrutture italiane?
Da 18 mesi i tempi di trasporto nel Nord Ovest, un’area che genera oltre 1/3 del PIL nazionale, sono aumentati e i costi si scaricano sulle nostre aziende.
Oggi con la ingenuità tipica dei giovani, Giancarlo Cancellieri, il Vice ministro grillino alle Infrastrutture dice al Secolo XIX:” basta tenere bloccato il Paese”, dimenticando che sino all’agosto dello scorso anno il Ministro era il suo compagno di partito Toninelli, spalleggiato da Di Maio.
Non solo, dal 4.9.2019 quando la neo ministra Demicheli dichiarava euforicamente e facendoci sognare che la Gronda di Genova, l’opera che avrebbe alleggerito il traffico sul Morandi e su Genova, sarebbe ripartita ma, purtroppo, trovava il muro dei Grillini compresi Cancellieri e Traversi.
Oggi della Gronda non se ne parla più, ogni giorno si scoprono viadotti e gallerie pericolanti, mentre occorreva fare queste verifiche subito nei mesi successivi alla caduta del ponte, i trasporti eccezionali sono dirottati sull’Adriatico con aggravio di costi.
Così l’Italia si trova con un gap infrastrutturale rispetto agli altri Paesi europei del 30%, con infrastrutture vecchie e non ha i mezzi per intervenire perché non hanno ancora trovato la soluzione sul tema delle concessioni. Ora c’è la necessità di una riforma dei porti che garantisca più efficienza nei controlli e concorrenza nelle banchine. Dai porti può arrivare presto un forte contributo alla crescita.
Di fronte a questa situazione il mondo dei trasporti e della logistica del nostro Paese è paralizzato dalle sue divisioni e non ha neanche più la sede dove confrontarsi con il Governo che sino al 2012 era rappresentata dalla Consulta dei trasporti e della logistica a cui era demandato il compito della elaborazione del Piano nazionale della logistica oltre ad essere la sede del confronto tra le Associazioni e i vari Ministeri.
L’ultima Consulta dei Trasporti, che ebbi l’onore di presiedere, elaborò il Piano Nazionale della logistica 2012-2020, sbloccò le autostrade del mare e diede vita al primo esperimento di ferro bonus oltre ad acquistare gli etilometri per la Polizia Stradale.

È ora che il mondo dei trasporti faccia squadra, metta da parte divisioni di ogni natura, perché il Paese deve ricostruire la propria Rete infrastrutturale autostradale. Il Paese deve assolutamente accelerare la rete di trasporti ferroviari a partire dai 4 corridoi ferroviari europei (Mediterraneo, Genova-Rotterdam, Brennero-Berlino, Adriatico- Baltico) perché solo questi collegamenti consentiranno l’aumento dei traffici ai nostri porti, l’aumento delle tasse portuali e fiscali e l’aumento della domanda di trasporti e logistica con la creazione di decine di migliaia di posti di lavoro.

Noi SITAV, con le manifestazioni torinesi, e col voto del Senato del 7.8.2019 che ha bocciato definitivamente la Mozione NOTAV, abbiamo posto fine alla Stagione perniciosa del NO a TUTTO, una delle cause della stagnazione.
Così come per il Boom Economico furono decisive le Infrastrutture e Trasporti, così per il rilancio economico e sociale del Paese, dopo i dieci anni peggiori dall’Unita d’Italia a oggi, (Cottarelli) il mondo dei trasporti, della logistica e delle Infrastrutture deve fare squadra, deve riaggregare ciò che è stato frazionato per dire al Governo e al Paese parole di verità. Invito tutti a rileggere la bellissima intervista di Marida Recchi al Corriere della Sera di ieri che racconta bene il periodo più fecondo della politica italiana, gli anni 48-60.»

Mino GIACHINO
già sottosegretario di Stato ai Trasporti

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