Grandi navi a Venezia, non è mai tempo per decidere

Grandi Navi Venezia

di Elvio Bordignon
VENEZIA – La nuova ridda di opinioni espresse negli scorsi giorni da esponenti del governo gialloverde e le immediate repliche di alcuni protagonisti della laguna veneta hanno riacceso i riflettori sul “tema dei temi” che affligge Venezia ormai da troppo tempo: la presenza delle Grandi Navi. La cosa purtroppo non stupisce, soprattutto fino a quando si adotterà un approccio ideologico che serve solo a contrapporre due fazioni e a non risolvere in maniera pragmatica e definitiva un problema esistenziale per la città dei Dogi.

Era il 2017 quando il Comune di Venezia approvava il progetto “Strategia per il turismo sostenibile di Venezia e la sua Laguna: gestione, mitigazione, sensibilizzazione”, finanziato dal MiBACT (ministero per i Beni e le attività culturali), ai sensi della Legge 77/2006, destinata a sostenere progetti dei piani di gestione dei siti Unesco italiani (dopo la minaccia di essere inseriti nella black list dei siti a rischio). Il progetto aveva l’obiettivo di sviluppare una strategia metropolitana per il turismo sostenibile, comprendente una serie di strumenti e azioni da implementare nel medio lungo periodo che favorissero forme di turismo alternative, promuovendo sempre di più le risorse lagunari e alleggerendo la pressione su Venezia centro storico in particolari periodi. Sempre al volgere del 2017 l’ormai noto Comitatone aveva finalmente individuato una soluzione di sensato compromesso che dirottasse le Grandi Navi dalla Giudecca e dal bacino di San Marco alla zona portuale di Marghera, Canale Nord Sponda Nord, con accesso attraverso la bocca di Malamocco e il canale di navigazione Malamocco-Marghera.
Ora tutto pare venir messo nuovamente in discussione e l’ultimo sparo di cannone è del ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, che afferma al Corriere della Sera: “Mi sembra che manchi una visione sulla città. Si dà molta importanza a quella che è una convenienza economica immediata, e non si dà rilievo ad altro. Trasformare Venezia in Las Vegas, ma Venezia ha bisogno di persone che ci vivono e che ci lavorano, non deve diventare un grande hotel e un ricettacolo di b&b, deve avere un tessuto sociale fatto di residenti, botteghe, artigiani”.

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Potendo entrare più nel merito si potrebbe certo convenire parzialmente col ministro, soprattutto quando si parla di una Venezia che dovrebbe tornare a ripopolarsi. Sotto traccia però si rinviene un ostracismo contro un’economia crocieristica (il ministro è in quota M5S) che merita rispetto e soluzioni di assoluto buon senso.
Di certo le massime autorità politiche del territorio dovranno fare del loro meglio, facendo registrare un deciso cambio di passo e compiendo una sintesi tra tutti gli stakeholder lagunari. Un antipasto si è avuto con l’adozione, da parte del Consiglio della Città metropolitana di Venezia del primo Piano Strategico Metropolitano triennale, come principale strumento di pianificazione generale dello sviluppo socio-economico del proprio territorio. Anche se pure qui si sono registrate delle polemiche, poiché alcuni rilevanti attori lagunari hanno pubblicamente lamentato che il piano non sia frutto di un processo partecipativo come annunciato da chi ha redatto il documento di indirizzo.
La cosa che lascia più perplessi è comunque l’utilizzo distraente che ricopre il tema – molto forte dal punto di vista mediatico, giova ricordare – della Grandi Navi. Si perché quando si parla di una Venezia proiettata nel futuro merita parimenti attenzione e apertura di credito l’anima commerciale del porto, che segna risultati positivi di anno in anno, e quando si parla di impatto ambientale non si può puntare il dito solo sui giganti dell’acqua.
In questo scenario rimane poi da capire quale sarà la posizione del ministro Gian Marco Centinaio, a capo del “nuovo” dicastero del MIPAAFT, che alle politiche agricole alimentari e forestali affiancherà, dal gennaio 2019, proprio le deleghe in materia di turismo.

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