ROMA – UNATRAS, l’organismo unitario che rappresenta oltre il 90% delle imprese italiane di autotrasporto ed è presieduto dal presidente della FAI Paolo Uggè, esprime il più profondo cordoglio per la morte dell’autotrasportatore investito sull’autostrada A1, nel Casertano, durante le manifestazioni di questa mattina. Un collega ha perso la vita. Alla famiglia, ai colleghi e a tutte le persone a lui vicine va la solidarietà dell’intera categoria. I fatti impongono una distinzione netta.
Il fermo nel quale si è verificata la tragedia è stato proclamato da una sigla del tutto estranea a UNATRAS, che ha agito unilateralmente ignorando l’invito formale della Commissione di Garanzia sugli scioperi a revocare l’iniziativa, motivato dalla violazione del preavviso minimo obbligatorio e dal mancato rispetto della regola della rarefazione oggettiva – il divieto di concentrare più fermi nello stesso settore in un arco temporale ristretto – prevista dalla Legge 146/1990.
La proclamazione è avvenuta a soli 20 giorni dalla comunicazione alla Commissione, a fronte dei 25 giorni previsti: una violazione consapevole, non un errore procedurale. Un comportamento che ha esposto i lavoratori a rischi che la normativa mira a prevenire e che UNATRAS giudica inaccettabile. Per queste ragioni, UNATRAS non intende partecipare a tavoli istituzionali con chi non rispetta le regole fondamentali del confronto e chiede alla Commissione di Garanzia e alle autorità competenti l’applicazione delle sanzioni previste dalla Legge 146/1990. UNATRAS ha operato nel pieno rispetto delle norme: preavviso di 25 giorni, comunicazione formale alla Commissione, servizi minimi garantiti e modalità conformi al Codice di autoregolamentazione dei servizi pubblici essenziali. Il fermo nazionale è confermato: dalle ore 00:01 del 25 maggio alle ore 24:00 del 29 maggio 2026. Al Governo si rivolge un appello chiaro: il tempo delle risposte interlocutorie è finito. Servono misure compensative concrete contro l’aumento insostenibile del costo del carburante. L’autotrasporto è un’infrastruttura essenziale per il Paese e per la tenuta dell’economia nazionale: è necessario aprire un confronto serio con chi opera nel rispetto delle regole.















