Fast fashion cinese, Confetra: “La tassa da due euro è un flop totale, favorisce altri Paesi Ue”

Malpensa ha già perso oltre trenta voli dall’inizio dell’anno. Flussi logistici spostati verso altri Paesi Ue - Confetra chiede un coordinamento europeo.
Andrea Cappa Confetra
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MILANO – La tassa di due euro sulle spedizioni di valore fino a 150 euro “si è rivelata un boomerang sotto tutti i punti di vista”. E’ la denuncia di Confetra – Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica – secondo la quale la misura introdotta per contrastare il fast fashion cinese, sposta i flussi logistici verso aeroporti di altri Paesi europei.

“La tassa – afferma in una nota il direttore generale di Confetra, Andrea Cappa – era nata con l’obiettivo di tutelare la moda italiana, ma nei fatti si è dimostrata un flop totale”. Il tema è stato affrontato anche nel corso di un recente incontro con il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi.

Secondo Confetra, i produttori cinesi hanno reagito rapidamente dirottando i flussi logistici verso aeroporti di altri Paesi europei che non applicano il contributo. “Il risultato – sottolinea Cappa – è che le merci entrano comunque in Italia via camion, senza pagare la tassa, con un aumento dell’inquinamento e con lo spostamento dei traffici verso altri hub europei, difficili poi da recuperare”.

Misure di questo tipo, avverte Confetra, se non coordinate a livello europeo “non solo sono inefficaci, ma finiscono per penalizzare il sistema logistico e produttivo nazionale, favorendo altri Paesi”.

Per questo la Confederazione ha proposto un emendamento al decreto Milleproroghe per rinviare l’entrata in vigore della tassa a luglio, “così da avere il tempo necessario per costruire un coordinamento europeo, unica strada per rendere davvero efficace qualsiasi intervento”.

Gli effetti, intanto, sarebbero già visibili. “Dall’inizio di gennaio l’aeroporto di Malpensa ha perso oltre trenta voli – conclude Cappa – e il calo dei traffici legati a questo tipo di spedizioni è enorme. Si assiste a un forte spostamento delle merci su gomma attraverso i valichi alpini, con ulteriori ricadute negative su viabilità e ambiente. Confidiamo quindi nella sensibilità di Governo e Parlamento affinché la misura venga rivista con un approccio unitario a livello europeo”.

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