Fedespedi: Effetto Iran sui traffici, nei porti italiani container in calo del 4,6%

Porto Trieste
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GENOVA – Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il conflitto in Iran iniziano a produrre effetti concreti anche sul sistema logistico italiano. È quanto emerge dai dati diffusi dal Centro Studi di Fedespedi in occasione dell’Assemblea Pubblica della Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali, svoltasi a Genova nel quadro delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario dell’associazione.

L’appuntamento, intitolato “Da 80 anni il filo che ci unisce”, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, operatori della logistica e stakeholder del settore per fare il punto sulle trasformazioni del commercio internazionale e sulle nuove sfide per la supply chain globale.

Con 1.650 imprese, un fatturato aggregato di quasi 25 miliardi di euro e oltre 60 mila addetti occupati, “il comparto delle imprese di spedizioni italiane rappresenta un osservatorio privilegiato sull’evoluzione del commercio internazionale” – ha dichiarato Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi.

I dati presentati nel corso dell’Assemblea, relativi al primo trimestre del 2026, evidenziano gli effetti delle tensioni geopolitiche sui traffici globali, ma confermano al tempo stesso la capacità di adattamento di un settore da sempre abituato a operare in scenari complessi e in continua evoluzione.

Nel dettaglio, la movimentazione dei container nei porti italiani ha registrato una flessione del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. I cali più marcati si sono registrati a Trieste (-23,6%), Savona (-14,1%) e Genova (-4,9%), mentre il porto di Napoli ha segnato una contrazione più contenuta (-3,5%). In controtendenza, invece, gli scali di La Spezia, Salerno e Venezia, che hanno chiuso il trimestre con volumi in crescita.

Il rallentamento interessa anche il trasporto aereo delle merci. Nei primi tre mesi dell’anno gli aeroporti italiani hanno movimentato circa 279.500 tonnellate di cargo, con una diminuzione del 2,4% rispetto al 2025. A incidere sono soprattutto le difficoltà operative in Medio Oriente e alcuni fattori regolatori che hanno penalizzato i flussi commerciali.

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Particolare attenzione è stata dedicata al caso di Trieste. Se da un lato il porto registra una forte riduzione del traffico container a causa della riorganizzazione delle alleanze armatoriali, dall’altro cresce il traffico Ro-Ro proveniente dalla Turchia, con un incremento del 6,4% dei veicoli industriali movimentati nel primo trimestre del 2026.

Secondo Fedespedi, si tratta di un segnale che potrebbe essere collegato alla ricerca di percorsi alternativi allo Stretto di Hormuz, attraverso collegamenti terrestri che attraversano Turchia e Iraq. Una dinamica che rafforza il ruolo strategico dello scalo giuliano come porta d’accesso tra Mediterraneo, Europa centrale e Balcani.

Sul piano internazionale emerge inoltre il crescente peso della Turchia come hub logistico alternativo per le merci dirette verso l’Europa, in un contesto caratterizzato da rotte commerciali sempre più influenzate dalle crisi geopolitiche.

La Turchia si afferma oggi come partner sempre più rilevante nel Mediterraneo” – ha dichiarato il presidente di Fedespedi – “In uno scenario nel quale si aprono nuove rotte e gli equilibri logistici sono in continua evoluzione, è necessario consolidare rapporti commerciali sempre più solidi con questo Paese e promuovere alleanze strategiche in grado di agevolare il flusso delle merci”.

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