Sicurezza del lavoro portuale, Trieste entra nell’era 4.0: dagli esoscheletri al monitoraggio dei near miss

Presentati a Trieste risultati e prospettive dei progetti INAIL, Autorità portuale e ASUGI per la sicurezza sul lavoro.
sicurezza lavoro porti
LinkedIn
Facebook
X
Telegram
WhatsApp
Email

TRIESTE – La sicurezza del lavoro portuale guarda alle nuove tecnologie e punta sulla sperimentazione sul campo. Esoscheletri occupazionali, barriere laser modulari, sistemi di visione avanzata, simulatori per la formazione e strumenti per il monitoraggio dei near miss sono al centro del percorso sviluppato negli ultimi anni in Friuli Venezia Giulia attraverso la collaborazione tra INAIL, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale e ASUGI (Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina).

I risultati delle attività sono stati presentati il 23 settembre alla Torre del Lloyd di Trieste, nel corso del convegno “Il porto che innova la sicurezza”, appuntamento conclusivo del programma realizzato nell’ambito dell’Accordo attuativo del Protocollo d’intesa 2023-2026 tra INAIL, Ministero dei Trasporti e Assoporti. L’obiettivo del progetto è stato quello di portare la ricerca applicata direttamente nei luoghi di lavoro, verificando sul campo l’efficacia di tecnologie e metodologie in grado di ridurre i rischi e migliorare le condizioni operative nelle aree portuali.

Tre linee di intervento

Il programma si è articolato in tre principali filoni di sperimentazione. 
Il progetto “CONDIVIDO” si è concentrato sui near miss, vale a dire gli eventi che avrebbero potuto provocare un infortunio senza tuttavia determinarlo. Lo studio e la sperimentazione di strumenti integrati per la raccolta e il monitoraggio di queste situazioni hanno l’obiettivo di trasformare l’analisi degli incidenti mancati in una leva per orientare con maggiore precisione le politiche di prevenzione.

Con “SAFETY 4.0” il focus si è invece spostato sull’impiego di tecnologie avanzate direttamente nelle aree portuali. Le sperimentazioni hanno riguardato barriere laser modulari e dispositivi di visione avanzata, insieme all’avvio di attività di addestramento attraverso simulatori destinati alle operazioni in ambienti confinati.

Il terzo asse, “ERGONOMIA dei mestieri del Porto”, ha affrontato il tema del sovraccarico biomeccanico legato alla movimentazione manuale dei carichi e alle posture incongrue. In questo ambito è stata condotta una sperimentazione sull’impiego di esoscheletri occupazionali, con l’obiettivo di ridurre il carico fisico associato a determinate mansioni e migliorare il benessere dei lavoratori.

LEGGI TUTTO
Ammiraglio De Felice: No agli sbarchi «Non è razzismo è una questione di profilassi» / Ocean Viking

Collaborazione tra istituzioni e imprese

La dimensione applicativa è uno degli elementi centrali del percorso. Le tecnologie sono state infatti sperimentate nei contesti operativi con il coinvolgimento delle imprese e dei lavoratori, affiancando l’innovazione tecnologica all’analisi dei processi e alla formazione.

“La sicurezza nei porti – dichiara Angela Forlani, direttrice regionale INAIL Friuli Venezia Giulia – rappresenta una sfida complessa e strategica, che richiede un impegno costante nell’innovazione, nella ricerca e nella collaborazione tra istituzioni, imprese e lavoratori. L’esperienza sviluppata in Friuli Venezia Giulia dimostra come l’applicazione di nuove tecnologie e la sperimentazione di soluzioni innovative possano tradursi in una prevenzione sempre più efficace, concreta e vicina alle esigenze dei lavoratori”.

Sul ruolo dell’ente portuale interviene il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Marco Consalvo: “Abbiamo portato l’innovazione direttamente nei luoghi di lavoro – sottolinea Consalvo- sperimentando insieme alle imprese e ai lavoratori strumenti concreti per prevenire i rischi e migliorare le condizioni operative. Come Autorità portuale abbiamo messo a disposizione luoghi, competenze e organizzazione, coinvolgendo chi lavora ogni giorno sulle banchine. Ora l’obiettivo è fare in modo che i risultati di questo percorso diventino pratiche stabili, capaci di rendere il lavoro portuale sempre più sicuro”

Anche ASUGI sottolinea il valore della sperimentazione come strumento per rafforzare le politiche di prevenzione. Luigi Finotto, direttore del Dipartimento di Prevenzione di ASUGI, afferma “L’innalzamento dei livelli di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori portuali passa anche attraverso la sperimentazione sul campo di nuove tecnologie di ausilio alle attività fisiche e alla conduzione di mezzi e attrezzature. Inoltre il monitoraggio dei così detti mancati infortuni consente di indirizzare e modulare le attività di prevenzione e assistenza alle imprese, che rappresentano i cardini fondamentali della S.C. Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro di questa Azienda Sanitaria”.

LEGGI TUTTO
Blue Economy Summit, Idee e progetti per l’economia del mare e la sostenibilità ambientale.

Dalla ricerca al lavoro quotidiano

La collaborazione tra istituzioni, strutture di ricerca e sistema produttivo ha consentito di mettere alla prova soluzioni tecnologiche in condizioni operative reali. Un passaggio rilevante, perché consente di verificare non soltanto le caratteristiche tecniche degli strumenti, ma anche la loro effettiva capacità di integrarsi nei processi lavorativi.

Le sperimentazioni hanno riguardato, in particolare, il monitoraggio delle situazioni di rischio, il rafforzamento della consapevolezza degli operatori e il supporto alle attività di formazione e addestramento. La logica è quella di utilizzare i dati e le tecnologie non come strumenti isolati, ma all’interno di un sistema più ampio di gestione e prevenzione dei rischi.

Un contributo determinante è arrivato dai dipartimenti della Direzione centrale ricerca di INAIL. Il Dipartimento Innovazioni Tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (DIT) e il Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale (DIMEILA) hanno messo a disposizione competenze multidisciplinari a supporto delle attività di studio, sperimentazione e validazione delle soluzioni.

Il passaggio dalla sperimentazione alla prevenzione strutturale

Il percorso si chiude ora con l’obiettivo di trasferire i risultati ottenuti dalla fase sperimentale nelle pratiche ordinarie di prevenzione. L’integrazione tra tecnologie, analisi dei rischi e tutela della salute può rappresentare una delle direttrici lungo le quali sviluppare ulteriormente la sicurezza nelle attività portuali.

Il convegno di Trieste ha quindi rappresentato il momento conclusivo dell’Accordo attuativo del Protocollo d’intesa INAIL-Ministero dei Trasporti-Assoporti 2023-2026, riunendo gli attori coinvolti nel programma e facendo il punto sulle esperienze maturate nel corso degli ultimi anni.

Il lavoro svolto in Friuli Venezia Giulia lascia così sul campo una serie di sperimentazioni che puntano a rafforzare il collegamento tra ricerca scientifica e attività quotidiane sulle banchine, con una prospettiva orientata alla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali nel lavoro portuale.

PSA Italy

Msc Crociere banner

AdSP Geonova

Italian Cruise Day

Assoporti 50anni

Agenzia Aldo Spadoni

AdSP Livorno

Toremar

Confindustria Toscana Costa

Tarros

Adria Shipping