Riforma porti, Messina: «Poco coinvolgimento dalla politica» – Legora: «Integrazione nodi logistici»

Dall'8° Forum Conftrasporto a Roma - RIFORMA PORTUALE, gli operatori indicano alla politica la via - Legora, Uniport: Poche richieste: «Integrazione tra i nodi logistici del sistema portuale» - Messina, Assarmatori: «Non siamo soddisfatti del grado di coinvolgimento con il quale  possiamo dare un contributo».
Conftrasporto Roma

ROMA – La riforma portuale è il tema che ha dominato la tavola rotonda PORTUALITÀ TRA RIFORME E CONCESSIONI nell’ambito della prima giornata dell’8° Forum Internazionale di Conftrasporto, svolto a Roma, a cui sono intervenuti i rappresentanti del cluster:  Pasquale Legora, presidente Uniport, Alessandro Santi, presidente Federagenti e Stefano Messina, presidente Assarmatorii, in un confronto con i rappresentanti della politica: Tilde Minasi, componente 8a Commissione Senato della Repubblica e Paola De Micheli, vicepresidente X Commissione Camera dei Deputati e già ministro al MIT.

«Vi riconoscete nelle cinque risoluzioni presentate dalla politica?» E’ questa la domanda provocatoria del moderatore dell’incontro, Alberto Quarati, Il Secolo XIX , che ha acceso la discussione su di un tema tanto centrale per la portualità e logistica nazionale, quanto già ampiamente discusso, ma ancora aperto.

Uniport

In rappresentanza del mondo logistico e portuale è intervenito il presidente di Uniport facendo presente le istanze degli operatori alla politica e sottolineando le criticità del settore: In primo piano la mancanza di una visione sistemica nelle strategie di sviluppo e pianificazione: «Da questa riforma auspichiamo regole semplici, perchè siamo gente del fare» – ha detto Pasquale Legora – «La riforma Delrio non ha colto la necessità del Paese di una politica nazionale, logistica e portuale. Coloro che investono hanno sostanzialmente bisogno di capire dove vuole andare questo Paese».

Tra le necessità una maggiore integrazione tra i nodi logistici del sistema portuale del Paese, ha fatto presente il presidente di Uniport:  «Abbiamo bisogno di rendere fluidi i nodi logistici, incrementare l’interlocuzione tra il porto, le altre modalità di trasporto».

Sul tema della regolamentazione dello strumento delle concessioni, Legora ha tenuto a precisare: «oggi continuano a vivere sotto l’aspetto di gestione, in 16 AdSP con 16 regolamenti diversi. Dopo tanti anni abbiamo avuto un Regolamento ma che ci ha ancora più confuso le ideee, incrementando il gap tra i porti con costi notevolmete diversi tra loro. Un campo, questo, totalmente difforme e iniquo».

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In ultimo il tema della regolamentazione del Lavoro portuale: «artt. 16 -18-17, in tutte le AdSP bisogna saper stare tutti sul mercato, è importante, controllare i bilanci ed evitare che i terminalisti debbano pagare costi che non sono propri, infine evitare le sovrapposizioni».

Assarmatori

Stefano Messina, presidente di Assarmatori, ha ricordato i tanti segnali di interesse del governo verso il settore della portualità, della logistica e dei trasporti marittimi: «Non solo a parole, ma nei fatti, e penso all’istituzione del ministero del Mare, al CIPOM e al Piano del Mare. Si è  capito che il nostro è un sistema estremamente integrato, cosa che 3-5 anni fa non era così chiaro. Si è colta la centralità di questi asset e il fatto che convivano all’interno di un sistema integrato».

Tuttavia sul tema della riforma portuale, quale snodo fondamentale, Messina ha lamentato da parte della politica poco coinvolgimento degli operatori: «Il coinvolgimento potrebbe essere maggiore, non lo nego. Siamo pronti a portare un maggiore contributo delle competenze del settore»- «Non siamo soddisfatti del grado di coinvolgimento con il quale  possiamo dare un contributo – riferendosi alla riforma portuale – passando poi ad elencare le carenze del sistema: “I temi sono chiari, la carenza di integrazione tra i porti e la rete logistica, i tempi di pianificazione, il non funzionamento dello strumento di governance portuale inseriti dalla riforma Delrio del 2016». «Piuttosto che farla in modo disordinato la Riforma è meglio implementare la legge esistente che ha già la sua chiarezza».

Parlando delle competenze in capo alle AdSP, sempre nell’ottica della riforma portuale, Messina ha indicato  il controllo del PCS – (il sistema operativo Port Community System) – «vediamo questo aspetto pubblicistico» – ha spiegato – « il pubblico deve avere controllo e visibilità sui dati di traffici che vengono in Italia» – Secondo il numero 1 di Assarmatori le Authority possono assumere funzioni quali  essere chiamate a svolgere provvedimenti spot: «l’ultimo miglio, che andrebbe rafforzato in coerenza con gli investimenti ingenti di RFI» – ma anche interventi spot vari: tasse di soggiorno, crocierismo etc» «Il Lavoro nel nostro settore cresce» – ha concluso Messina – «ma non esistono provvedimenti di ammortizzazione sociale, come la cassa integrazione, sono anni che non ne sentiamo parlare».

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