Porti europei, la trasformazione del futuro parte dal lavoro

A Bruxelles presentata la nuova mappa delle professioni portuali nei sei scali coinvolti nel progetto NeXTraIn.PortS. Al centro la transizione digitale ed energetica
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BRUXELLES – Cambiano le navi, cambiano le merci e a trasformarsi sono soprattutto le competenze richieste a chi lavora nei porti. È questo il punto di partenza della nuova mappa delle professioni portuali presentata a Bruxelles dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, nella sede della Regione Toscana, in occasione dell’evento conclusivo del progetto europeo NeXTraIn.PortS.

Il documento ridisegna le competenze necessarie nei prossimi tre anni in sei porti strategici del Mediterraneo e del Nord Europa: Genova, Livorno, Pireo, Rotterdam, Venezia e Valencia.

Il progetto, di cui l’AdSP del Mar Tirreno Settentrionale è capofila, punta a preparare i lavoratori portuali alle trasformazioni che stanno interessando il settore, con particolare attenzione alla transizione digitale ed energetica. La nuova mappa nasce da un’indagine realizzata nella primavera del 2025 tra le aziende portuali coinvolte nel progetto e integrata con i dati del mercato del lavoro e con la classificazione europea ESCO.

Il risultato è una fotografia articolata in 29 figure professionali, suddivise in quattro fasce: dirigenti esecutivi, quadri intermedi, personale tecnico-amministrativo e operatori di prima linea.

Dal CEO al gruista, dal direttore della transizione energetica all’addetto al piazzale container, ogni profilo viene analizzato sulla base del livello di istruzione richiesto, delle certificazioni obbligatorie e delle competenze da acquisire. La mappa mette inoltre in evidenza le nuove abilità richieste dalla doppia trasformazione che sta interessando i porti europei: la transizione energetica e quella digitale.

Il fattore umano torna così al centro della trasformazione del sistema portuale, in uno scenario segnato dalle nuove esigenze professionali e dalla necessità di preparare i lavoratori alle competenze che saranno richieste nei prossimi anni.

Cybersicurezza, digital twins, intelligenza artificiale, carburanti alternativi come idrogeno e ammoniaca, realtà aumentata: termini che fino a pochi anni fa sembravano estranei al lavoro portuale e che oggi compaiono, con gradazioni diverse, nelle schede di quasi tutti i profili censiti, dal dirigente all’operaio.

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Dall’indagine emerge però anche un problema che riguarda la composizione della forza lavoro. Nel 40% delle aziende intervistate non ci sono donne nei consigli di amministrazione, mentre in un altro 40% la presenza femminile è inferiore al 25%. La situazione migliora nel middle management, ma torna a essere più critica nelle attività operative: nel 22% delle organizzazioni non risultano donne in organico.

Anche l’età media rappresenta un elemento da tenere in considerazione. Nel 66% delle aziende, i lavoratori tra i 18 e i 24 anni rappresentano meno di un quarto della forza lavoro. La fascia più numerosa è quella tra i 35 e i 54 anni.

Per il settore significa dover affrontare contemporaneamente il ricambio generazionale e l’aggiornamento delle competenze di chi già lavora nei porti.

È proprio su questi temi che si sono concentrati gli esperti del reparto formazione dell’Autorità Portuale livornese, guidati dal dirigente Claudio Capuano, che durante l’incontro conclusivo di NeXTraIn.PortS hanno lanciato una proposta destinata a superare i confini del progetto: la creazione di un osservatorio comunitario delle professionalità portuali, capace di partire dal partenariato attuale per estendersi progressivamente a livello europeo.

Non una richiesta caduta nel vuoto: a raccoglierla, direttamente durante l’evento, sono stati i rappresentanti istituzionali di Regione Toscana, Regione Liguria e Generalitat Valenciana, oltre ad Assoporti, presente da remoto con Tiziana Murgia.

Nel corso della giornata sono stati presentati anche gli scenari formativi legati alla realtà aumentata, sperimentati insieme ad attività d’aula sul campo e a piattaforme di e-learning testate durante le mobilità internazionali svolte nell’ambito del progetto.

“Tra le righe tecniche del manuale, e ancora di più nelle richieste emerse a Bruxelles, il messaggio è chiaro: senza una formazione mirata su energia e digitale — e soprattutto senza aprire davvero le porte a donne e giovani — i porti europei rischiano di restare indietro proprio mentre il settore si gioca la propria transizione più importante” – ha affermato Claudio Capuano – “Non si trasformano solo le infrastrutture, ma anche le persone che lavorano in porto. Il messaggio più importante, per me, è che non esiste transizione tecnologica senza una transizione nelle competenze: bisogna investire nelle skills necessarie per capire, gestire e usare le nuove tecnologie. La proposta di un osservatorio permanente delle competenze potrebbe essere il primo passo per trasformare questo manuale da fotografia di un momento a strumento vivo di programmazione, condiviso tra tutti i porti d’Europa”, ha aggiunto.

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Un ragionamento, quello di Capuano, pienamente condiviso da Tiziana Murgia, che ha voluto complimentarsi con l’AdSP del Mar Tirreno Settentrionale per il lavoro svolto finora nell’ambito del progetto NeXTraIn.PortS:  “Credo che la formazione sia il fulcro del futuro dei nostri porti” ha dichiarato Tiziana Murgia, aggiungendo che “come Assoporti, abbiamo la certezza che i porti non sono solo infrastrutture, ma ecosistemi complessi che richiedono formazione su molte competenze professionali diverse, che devono lavorare insieme”.

“C’è bisogno di figure qualificate” – ha concluso la rappresente di Assoporti –  in grado di guidare questo percorso. La trasformazione digitale e le nuove tecnologie stanno cambiando il modo di lavorare nei porti, e le persone che ci lavorano cambiano insieme alla tecnologia. Per Assoporti la formazione è una questione centrale in tutti i temi legati alla digitalizzazione: bisogna investire nel capitale umano”.

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