CIVITAVECCHIA – “Il mondo che verrà” nelle linee guida lanciate dal presidente di Federagenti, Paolo Pessina, dal palco dell’Assemblea Pubblica di Civitavecchia, ha delineato una “visione post-bellica” (65 guerre quelle in corso, sebbene ci focalizziamo solo su 3-4 di queste) “di massimo pragmatismo” in cui sarà centrale “la ricerca di nuove fonti finanziarie e di nuovi sistemi per investire“.
Non una visione filosofica quella lanciata dal presidente degli agenti marittimi nazionali, ma una concreta road map con cui affrontare le sfide in corso: “Per i porti la necessità di concentrare le risorse su poche opere davvero strategiche” e “seguire gli indirizzi segnati dalla domanda“.
‘La specializzazione nell’offerta dei servizi portuali sarà la chiave di lettura di un Mediterraneo sempre diverso da se stesso”.
A margine dell’Assemblea chiediamo al presidente Pessina un approfondimento:
Presidente lei haè parlato del futuro del Mediterraneo, ma anche del futuro dei porti nazionali. La necessità che questi riprogettino velocemente il loro sviluppo, al ritmo dei cambiamenti del mercato. Superando i campanilismi e che si definisca un’offerta portuale che punti all’eccellenza e quindi alla specializzazione. In tutto questo, quale ruolo ha la riforma portuale?
“Era importante riuscire a confrontarci nuovamente, come facciamo sempre, insieme a tutte le altre associazioni che hanno partecipato alla nostra Assemblea.
La riforma portuale è un punto fondamentale, credo che non abbiamo futuro senza una riforma portuale di questo tipo, nella quale ci sia una direzione strategica a livello nazionale. Diventa fondamentale proprio per continuare a essere competitivi.
Finito il PNRR, non avremo più le risorse che abbiamo avuto fino ad oggi e, quindi, occorrerà anche razionalizzare le scelte.
Al di là della necessità, comunque cogente, di una strategia nazionale, politica e di sistema Paese“.
La tavola rotonda, durante l’Assemblea, ha proposto un format insolito: non sono stati i giornalisti a intervistare il presidente di Federagenti, ma è stato Paolo Pessina a rivolgere le domande agli ospiti, dando vita a un confronto sui principali temi dell’attualità geopolitica.
Le tre firme di primo piano del giornalismo italiano – Paolo Mieli, Fausto Biloslavo e Tommaso Cerno – hanno qui di animato un confronto, sui principali scenari geopolitici: dai conflitti in corso alle caratteristiche della pace, fino alle sfide della ricostruzione post-bellica. Al centro del dibattito anche il ruolo strategico del Mediterraneo e dei porti italiani nel nuovo assetto dei traffici e degli equilibri internazionali.
Presidente un format diverso questo utilizzato, cosa è emerso dal dibattito?
“Abbiamo voluto dare questo taglio diverso. Ho voluto, devo dire la verità, impostare così il confronto.
L’idea era quella di avere esperti con una visione più ampia e anche diversa, perché le esperienze e le sensibilità di chi ha partecipato sono differenti. Hanno una visione giornalistica e internazionale che ci ha consentito di confrontarci sull’attualità e sulla geopolitica, che inevitabilmente determineranno le nostre scelte future.
Scelte che dovranno essere molto più rapide e che non ci daranno più la possibilità di programmare investimenti e strategie con orizzonti di medio-lungo termine. Dovremo essere molto flessibili e molto veloci nelle decisioni strategiche.
Per fare questo serve una regia nazionale”.
La centralità del Mediterraneo resterà tale?
“La centralità del Mediterraneo è stata una delle domande che ho rivolto anche ai giornalisti e neppure loro hanno dato una risposta univoca.
Di certo il Mediterraneo, è un dato di fatto, è il mare attraverso il quale transita circa il 65% delle merci mondiali, questo è un elemento fondamentale.
Da qui a dire che sarà necessariamente il centro della nuova geopolitica, però, ce ne passa. La situazione internazionale è molto più complessa“.
Si è evocato il rischio che il Mediterraneo da “Mare Nostrum” diventi “Mare Eorum“, come commenta?
“Sono naturalmente valutazioni personali. Tuttavia, come hanno ricordato anche Paolo Mieli e Tommaso Cerno, è molto probabile che il baricentro si sposti progressivamente dall’Europa verso l’Asia.
In questo scenario la centralità del Mediterraneo potrebbe ridimensionarsi. Proprio per questo dobbiamo lavorare tutti insieme a livello europeo“.
“L’Europa non può limitarsi a essere una comunità normativa: deve diventare, o continuare a essere, una comunità strategica, capace di avere una reale visione geopolitica. È un concetto che è stato richiamato anche da Alessandro Santi e dallo stesso Cerno.
Troppo spesso ci concentriamo sugli aspetti regolatori quando invece ci troviamo davanti a sfide enormi, che richiedono all’Europa di tornare protagonista sul piano internazionale.
Qualcuno questa mattina ricordava alcuni numeri significativi: rappresentiamo circa l’8% della popolazione mondiale, il 15% del PIL globale e circa il 50% dei consumi.
Se guardiamo questi dati, è evidente che serve un cambio di passo. Dobbiamo affrontare insieme questa sfida”
In Assemblea Pessina ha tracciato una visione post-bellica che assegna ai porti un ruolo strategico, quali piattaforme logistiche da cui transiteranno le materie prime e i materiali necessari alla ricostruzione di interi Paesi: “materiali per l’edilizia, carichi eccezionali, centrali elettriche, materiali per gli ospedali”. “Necessità di ricostruzione” che si sostanziano in cifre: come: “588 miliardi di dollari per l’Ucraina” e “216 miliardi di dollari per il Libano“.
In questo contesto il Paese non può farsi trovare impreparato, perchè la domanda di questo “mercato” – ha detto Pessina – “determinerà i porti” non saranno quindi gli amministratori locali a fregiarsi “dell’ennesimo terminal container”.
“I porti dovranno diventare la punta di lancia di competizione internazionale, un sistema per garantire la concorrenzialità”.
Nello scenario da lei tracciato quale è il ruolo e il futuro dell’agente marittimo?
“Il futuro dell’agente marittimo è quello di continuare a essere protagonisti, come lo siamo stati in passato.
Siamo un elemento essenziale del cluster marittimo. Questo ruolo questa mattina ci è stato riconosciuto da tutti, anche se non avevamo bisogno di particolari conferme.
Dobbiamo continuare ad avere quella capacità di adattamento che ci ha consentito, nel tempo, di rimanere il punto di collegamento tra le istituzioni e l’intero cluster marittimo.
Abbiamo, di fatto, anche un ruolo istituzionale sotto questo profilo e intendiamo continuare a svolgerlo con responsabilità“.














