LIVORNO — Ottant’anni di storia portuale per leggere il presente e, soprattutto, interrogarsi sul futuro. È questo il filo conduttore di Il porto di Livorno 1945-2025. Ascesa, declino e futuro di un porto internazionale, il volume di Maurizio Bettini pubblicato da Media Print Editore e presentato alla Fortezza Vecchia nell’ambito degli Italian Port Days 2026.
Un racconto che parte dalla ricostruzione dello scalo nel secondo dopoguerra e arriva alle prospettive legate alla trasformazione infrastrutturale del porto, con la Darsena Europa come principale snodo della strategia di sviluppo. Alla presentazione, insieme all’autore, sono intervenuti il presidente dell’AdSP del Mar Tirreno Settentrionale Davide Gariglio, il professor Roberto Giulianelli dell’Università Politecnica delle Marche, il dirigente promozione e formazione della Port Authority Claudio Capuano e Lorenzo Riposati, amministratore unico di Porto Immobiliare srl.
Più che una cronologia, Bettini propone una lettura delle trasformazioni che hanno modificato nel tempo il ruolo dello scalo livornese nei sistemi nazionale e mediterraneo. “Il libro nasce dalla volontà di andare oltre una semplice ricostruzione cronologica” ha spiegato Bettini, sottolineando come l’esigenza fosse quella di “una riflessione capace di collocare la storia del porto dentro una prospettiva propriamente strutturale”. Una prospettiva che porta direttamente alla domanda sul futuro: “Dove sarà il porto tra venti o trent’anni?”.
Infrastrutture e capacità di programmazione
La traiettoria dello scalo, secondo l’analisi proposta nel volume, non può essere spiegata soltanto attraverso l’evoluzione dei traffici internazionali. Investimenti, infrastrutture, tempi di realizzazione delle opere e capacità delle istituzioni e degli operatori di condividere una visione strategica rappresentano altrettanti fattori determinanti.
È, in questa prospettiva, anche una storia della classe dirigente portuale e della sua capacità di interpretare i cambiamenti. Un punto richiamato da Davide Gariglio, che ha definito il volume una mappa storica per comprendere il presente e affrontare con maggiore consapevolezza le scelte future.
“Raccontare ottant’anni di porto significa raccontare lavoro, economia, politica industriale e comunità”, afferma, aggiungendo che “questo ci ricorda come nessun porto sia mai definitivamente arrivato”.
Per il presidente dell’AdSP, la prossima fase dello sviluppo non potrà essere affidata esclusivamente alla realizzazione di nuove banchine. “La competitività – ha ammesso – non può essere affidata solo alla lunghezza delle banchine ma anche all’efficienza logistica. La nostra capacità di innovare dipende da quella di fare rete: la sfida più importante oggi non è semplicemente costruire infrastreutture, ma riuscire ad avere una catena logistica integrata”.
Da qui la necessità di una maggiore integrazione tra gli attori del sistema portuale e logistico. “Dobbiamo aiutare tutti gli operatori a fare sistema. Questo è l’aspetto politico che dobbiamo governare, dando all’esterno il messaggio chiaro di un sistema dell’Alto Tirreno in cui tutti lavorano assieme, orientati al bene comune. È questo lo spirito con cui dobbiamo andare a costruire il porto da qui ai prossimi dieci anni”.
La Darsena Europa come snodo strategico
Nel percorso ricostruito da Bettini, Livorno attraversa diverse fasi di crescita, trasformazione e difficoltà, modificando più volte il proprio posizionamento all’interno del sistema portuale nazionale e mediterraneo.
Tra i passaggi analizzati, particolare rilievo assume la programmazione portuale successiva alla riforma del 1994 e, più recentemente, il progetto della Darsena Europa. L’espansione a mare viene letta non soltanto come una grande opera infrastrutturale, ma come una scelta destinata a incidere sulla posizione competitiva dello scalo.
In un mercato nel quale la concorrenza tra porti italiani è destinata a rimanere elevata, la capacità di intercettare traffici e valore aggiunto diventa infatti sempre più centrale. La crescita dei traffici, inoltre, non ha mantenuto la stessa dinamica lineare del passato, soprattutto dopo la crisi del 2008.
È in questo scenario che Bettini colloca la Darsena Europa. “Non realizzarla significherebbe uscire dai circuiti internazionali” sottolinea.
Il peso crescente dell’Asia
Il quadro internazionale è stato approfondito dal professor Roberto Giulianelli, che ha allargato l’analisi ai principali indicatori macroeconomici del trasporto marittimo.
I trasporti via mare rappresentano oggi circa l’80% dei traffici mondiali e sono passati dai 469 milioni di tonnellate del 1950 ai circa 13 miliardi attuali. Nello stesso periodo l’Italia ha moltiplicato i propri volumi per undici, passando da 45 a circa 500 milioni di tonnellate, ma ha progressivamente ridotto il proprio peso relativo all’interno di un mercato mondiale nel quale il baricentro si è spostato verso l’Asia.
“L’Occidente ha perso la sua centralità”, ha spiegato Giulianelli. All’interno del sistema italiano, Livorno mantiene una posizione di rilievo, collocandosi stabilmente al quinto posto per movimentazione delle merci. I volumi dello scalo sono passati dai 2,3 milioni di tonnellate del 1950 agli attuali quasi 30 milioni, pari a oltre il 6,3% della movimentazione nazionale. Ma i dati, da soli, non bastano a spiegare la traiettoria di un porto. “i numeri sono e rimangono una fotografia muta”. Il valore del lavoro di Bettini, secondo Giulianelli, sta proprio nella capacità di interpretare quei numeri attraverso una lettura storica e critica delle trasformazioni dello scalo.
Fare rete per competere
È sul rapporto tra infrastrutture, imprese, lavoro e istituzioni che si concentra anche l’intervento di Claudio Capuano. “Il grande pregio del libro di Maurizio Bettini”, ha commentato Capuano, “è quello di costringerci a indugiare su domande difficili – evocando parole complesse come ascesa, declino e futuro – e di farlo senza troppa indulgenza, parlando con la voce onesta di chi vuole bene al porto ma rifiuta la sterile celebrazione”.
La dimensione internazionale del sistema portuale rende, secondo Capuano, ancora più importante la capacità di coordinare competenze e interessi differenti. “Un porto non cresce soltanto grazie a una singola nuova infrastruttura o con una diversa organizzazione del lavoro in più. La vera crescita nasce quando l’infrastruttura, il lavoro, l’impresa, la pianificazione pubblica e le capacità istituzionali riescono a muoversi congiuntamente nella stessa identica direzione. In un contesto globale come questo, la regola è ormai una sola: o si fa rete e si vince tutti insieme, oppure si fa rete e si perde tutti insieme”.
Il porto e la città
Il rapporto tra infrastruttura portuale e territorio è stato infine richiamato da Lorenzo Riposati, anche alla luce dei lavori attualmente in corso sull’acquaticità della Fortezza Vecchia. Un tema che riporta al centro la relazione tra porto e città e il processo di rivitalizzazione del waterfront, altra dimensione della trasformazione dello scalo livornese. La storia degli ultimi ottant’anni, letta attraverso il volume di Bettini, diventa così anche una riflessione sulle scelte che attendono Livorno nei prossimi decenni.
Dalla ricostruzione del dopoguerra alla Darsena Europa, il filo conduttore resta quello della capacità di trasformare infrastrutture e programmazione in competitività. Una sfida che non riguarda soltanto il porto, ma l’intero sistema economico e territoriale che attorno allo scalo si sviluppa.
















