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La Sirena spietata - Delitti in Crociera

Dalla rubrica Cruise Thriller dopo il primo racconto, pubblichiamo oggi il secondo racconto della serie "Delitti in Susy De Martinicrociera" - Fatti realmente accaduti durante le navigazioni a bordo delle navi da crociera. Raccontati dalla vivace penna del medico di bordo e giornalista Susy De Martini. Cammei, brevi storie e talvota misteriosi incidenti, risoltisi positivamente e, accaduti in viaggio ai crocieristi finiti sul lettino del medico. Si informa che i nomi dei personaggi sono di fantasia.

di Susy De Martini

La Sirena spietata
Vita e racconti dell’Ufficiale Medico di bordo di navi da crociera Sue Martini e della Nurse Anna Croce sull’onda del Crimine

Introduzione
Anna ed io formiamo un team davvero affiatato, condizione indispensabile per affrontare le emergenze mediche in crociera: in mezzo agli Oceani, infatti, si è soli, a volte per settimane. Anna è italiana, molto bella, giovane quanto allegra, professionale e di una intelligenza davvero rara.
Il mio nome è Sue, abbreviazione di Susan, nome deciso da mia mamma, tedesca per nascita e inglese di adozione. Sono specialista in Pronto Soccorso e da Ufficiale Medico ho girato il mondo in lungo e in largo, vistando luoghi magici e misteriosi. I misteri ed i segreti piu strabilianti li ho trovati però nascosti nelle parti più intime delle navi da Crociera e ho deciso, insieme ad Anna, di raccontarveli, tutti.
Nel corso degli anni abbiamo compreso come velocità, determinazione, complicità e coraggio siano fondamentali per salvare vite, prevenire o risolvere crimini. Ho detto Crimini? Sì proprio così: chi pensa che le Crociere siano una specie di mondo incantato alla Alice nel Paese delle Meraviglie, sbaglia e ne rimarrà davvero sorpreso.

La Sirena spietata
Dormivamo profondamente, Anna ed io, come succede a tutti, dopo una giornata intensa. Nel nostro giorno di riposo avevamo visitato Petra e l’inconscio, nel sonno, rielaborava tanta meraviglia. Alle 2 di notte uno squillo, quello che fa balzare fuori dal letto, in un microsecondo, chi è di guardia. Strabilianti, non meno di Petra, le parole del Capo Commissario Carlo Maria Ghezzi: «il Principe Domikov, ha aggredito due ospiti al Ponte 12, dove sono ancora in corso le danze, ed è incontenibile. La sicurezza sta intervenendo, Nurse Anna è già stata avvisata, dottoressa venga subito». Carlo Maria è una persona metodica e senza molta fantasia, quindi meglio correre quando appare così preoccupato.

Un uomo possente il Principe, nonostante l’età avanzata: vedevo sangue sui visi e un occhio nero, un bilancio meno pesante di quanto mi sarei potuta aspettare. Nessun rischio di vita, un naso rotto e qualche punto di sutura.
Tre uomini della sicurezza lo avevano immobilizzato e mentre davo disposizioni di portare tutti in ospedale, Anna attirava la mia attenzione su una donna, elegantissima e molto giovane, un po' in disparte e con una strana smorfia in viso, forse un maldestro tentativo di nascondere un sorriso.
Non siamo principesse Anna ed io ma l’ospedale di bordo è il nostro piccolo regno, dove tutto funziona seguendo regole ben collaudate e così, dopo aver sedato il Principe e finito di medicare i due passeggeri più bisognosi, era venuto il momento di comprendere l’accaduto.
Lapidario il Principe Russo, in perfetto inglese: «i due ospiti guardavano mia moglie da almeno mezz’ora e con troppa insistenza. Ho dovuto agire per il suo e mio onore». Quindi spiegazione e comportamento logici secondo Domikov, gigante illeso e tranquillo, anche se l’alcolimetria era solo lievemente aumentata e non tale da giustificare un comportamento così violento. Anche l’esame tossicologico, peraltro, era negativo per l’uso di droghe o psicofarmaci.
Puntuale e acuta Anna, mi precedette nel parlare: «Doc, ha visto come ha reagito bene all’iniezione calmante, avrà per caso qualche patologia psichiatrica il nostro gladiatore?»
Ed era proprio così. Infatti, alla mia domanda circa una sua possibile patologia, la risposta del Principe galantuomo, non lasciava dubbi: «ho avuto in passato un grave disturbo bipolare, con note di schizofrenia e frequenti attacchi di vero furore ma ero ben controllato con i farmaci. Da circa un mese ho cambiato cura. Mia moglie vi spiegherà il cambiamento di pillole, consigliato da un luminare francese, suo amico».

Chiesi ad Anna di far entrare la moglie, ed ecco apparire davanti a noi Monique, la sirena statuaria notata poco prima sulla scena del pestaggio ma decisamente meno sorridente, forse per il fatto di avere perfettamente compreso che il suo fascino poteva avere ben poco influsso su Nurse Anna e me.
Nemmeno Anna ed io sorridevamo, per nulla, provando un sottile piacere per il fatto che fossero finiti i tempi diLove boat’, quando gli Ufficiali erano solo uomini e le avventuriere pensavano di poterli raggirare come volevano.
E iniziai con la domanda più scomoda. Ci racconti, con precisione, della nuova cura di suo marito per cortesia, signora Monique, la ha acquistata lei?: «Ecco dottoressa, queste sono le nuove pastiglie, consigliate dal prof. Buduel a Parigi, è un vero luminare. Si le ho acquistate io, mi occupo di ogni cosa per mio marito, siamo molto uniti».
Difficile descrivere la velocità di Anna mentre si impossessava di quelle piccole pillole rosa e della elegante bottiglietta di vetro, per recarsi nello studio a fianco e consultare al computer il programma che riconosce ogni farmaco per dimensione forma e colore.

Risultato: le pillole rosa erano soltanto un placebo! Il placebo è una pastiglia, senza nessun effetto farmacologico, una compressa di zucchero, insomma, usata, ad esempio, quando si sperimenta, per testarne gli effetti, l’efficacia di un nuovo farmaco, paragonandolo con quanto si verifica in chi non assume nulla, o appunto un placebo.

Ed ecco risolto che cosa aveva causato il comportamento del nostro illustre paziente: la mancanza della terapia appropriata lo aveva fatto precipitare in una forte ricaduta della sua grave condizione psichiatrica.
Quale fosse in realtà lo scopo finale di Monique lo comprendemmo però solo il mattino seguente e sbalordì sia Anna che me in modo tale che ancora oggi, ogni tanto, ne riparliamo. La storia, della maliarda Sirena e del Principe guerriero, infatti, non finisce certo qui.

Non siamo poliziotti Anna ed io e nemmeno giudici e a bordo chi prende decisioni importanti su passeggeri ed equipaggio è una persona sola: il Comandante. Dovevo disturbare Achille Gallo!
Nessun Comandante ama essere svegliato nel cuore della notte ma Achille Gallo non mi aveva mai fatto sentire in colpa per questo. Un vero signore, colto, elegante, gentile e amato da tutti, anche da Anna e me, soprattutto quando ci aiutava a risolvere situazioni urgenti e delicate, cioè sempre. La stessa cosa non posso dire del Commissario Carlo Maria, dileguatosi, come al solito, dopo aver verificato che le danze, al Ponte 12 fossero riprese e lo champagne scorresse, di nuovo, a fiumi.

Ma ritorniamo al Principe, Monique, la rissa, i feriti e l’intervento del Comandante. Achille Gallo con la squisita gentilezza di sempre, volle prima salutare i due feriti e l’assalitore. Solo dopo ascoltò, a porte chiuse, il dettagliato resoconto dei fatti, la mia diagnosi, gli esami tossicologici e la davvero strana scoperta che avevamo fatto.
Sgranò gli occhi quando gli dissi che era la prima volta che mi trovavo di fronte ad un tentativo di avvelenamento al contrario, ovvero la sospensione di una terapia strettamente necessaria, e la sua sostituzione con un finto farmaco!
Poi il Comandante parlò: «dottoressa, predisponga lo sbarco, per mia volontà, per domani mattina, per il Principe e sua moglie, al nostro arrivo in Porto. Non desidero tenerlo a bordo dopo l’aggressione a due passeggeri. Questa notte il paziente rimarrà ricoverato in ospedale con il personale di sicurezza alla porta e la sua consorte verrà aiutata a fare le valige dallo staff del Capo Commissario. A proposito, dovrebbe essere qui, lo chiami per favore». Perfetto.

Il mattino successivo, pur con qualche protesta, il Principe era pronto a sbarcare, le lussuose valige pronte e Monique più smagliante che mai. Anna ed io avevamo il compito, insieme al Capo Commissario, di accompagnarli fino al terminal. E fu proprio a pochi metri dalla scaletta di uscita della nave che accadde l’impensabile.

Monique mi guardò con aria di sfida e disse: «dottoressa, io non scendo con mio marito, proseguo il viaggio. Sono giovane e bella e la crociera è già stata pagata, tutta. Questo Giro del Mondo è pieno di miliardari, divorzierò e ne troverò un altro».
E mentre il personale di sicurezza scortava Domikov, fuori dalla nave e il Principe diceva in russo alcune parole a Monique delle quali non comprendemmo la traduzione letterale ma sicuramente il significato, Anna ed io leggevamo nei suoi occhi non solo rabbia e rancore ma lo sguardo di chi, in un istante, aveva compreso tutto. Ebbi il tempo di dirgli: «Principe, mi creda, è la sua fortuna».
Non lo rividi più.
Rividi, in compenso Monique, da subito a braccetto con Carlo Maria, che in qualità di Capo Commissario aveva il potere di elargirle piccoli privilegi e di farle assegnare, nel ristorante, il tavolo più adatto a fare le conoscenze giuste.

Anna ed io eravamo comunque contente: avevamo salvato un uomo, ed avremmo continuato a tenere gli occhi bene aperti.

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